Sabato, 26 Gennaio 2013 17:55

Approfondimento: La politica e i principi non negoziabili: “La dignità del vivere e del morire”

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Il Tocco di Dio, Michelangelo Buonarroti, Cappella Sistina, Roma Il Tocco di Dio, Michelangelo Buonarroti, Cappella Sistina, Roma Il Tocco di Dio, Michelangelo Buonarroti, Cappella Sistina, Roma

Vogliamo continuare a parlare dei Valori o “principi non negoziabili”. In un altro articolo abbiamo affrontato il primo dei Valori non negoziabili e cioè la Famiglia con l’aiuto del Prof. Dr. Markus Krienke Prof. di Etica Sociale Cristiana alla Facoltà di Teologia di Lugano (Svizzera).

Ora vogliamo affrontare il secondo principio o Valore non negoziabile e cioè la Vita dal suo inizio al suo naturale compimento. Per questo tema ci siamo avvalsi del contributo di Mons. Enrico Dal Covolo Rettore della Pontificia Università Lateranense della città di Roma che ha partecipato alla Scuola di Formazione Politica Per dello scorso 12 aprile 2012 che ha trattato l’argomento ”La dignità del vivere e del morire” e le sue dispense saranno la nostra traccia, una traccia illuminata dal Suo discorso magistrale nell’affrontare questo principio non negoziabile della Vita.
La discesa in campo dei cristiani votati alla politica, prevede quanto avverte in maniera consapevole e determinata il prelato:  “Si tratta di un’iniziativa della quale noi tutti non possiamo non cogliere l’importanza e l’urgenza: l’importanza, perché l’impegno politico, come tutte le forme nobili e alte dell’agire umano, non si improvvisa, ma richiede una formazione seria e accurata; e l’urgenza, perché è ormai diffusa una certa sfiducia nei confronti dell’ impegno politico che – se dovesse condurre a una sua emarginazione dal vissuto sociale, o finisse per decretarne l’insignificanza – sicuramente comporterà conseguenze nocive per la libertà e per la democrazia”
Il declino della politica è in attesa di riscatto, “a condizione di recuperare con lungimiranza e profondità di pensiero il suo ancoraggio all’etica”.
Quali sono le coordinate? Il Rettore Lateranense chiama in soccorso la  Nota dottrinalecirca alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, e  Illustrate a più riprese dal Magistero del Papa BenedettoXVI.
E’ pensabile che Benedetto XVI passerà alla storia come il Pontefice vindice della bontà edelle capacità della ragione umana. Il suo operato è sotto gli occhi di tutti. Ovunque nel suo alto magistero si leva alta e chiara la sua voce, ai parlamentari che egli incontra nei suoi viaggi apostolici, inInghilterra come in Germania, non cessa di ricordare che la laicità è declinazione non della fede(evidentemente), ma della ragione. Ed è la ragione che nel suo esercizio non può non ammettere lapresenza e l’inviolabilità dei principi non-negoziabili…Assistiamo a uno scollamento preoccupante tra la ragione, che ha il compito di scoprire i valori eticilegati alla dignità della persona umana, e la libertà, che ha la responsabilità di accoglierli epromuoverli.
Mons. Dal Covolo, citando Giovanni di Salisbury  sostiene  che “oggi ci ricorderebbe  che sono conformi all'equità solo quelle leggi che tutelano la sacralità della vita umana e respingono la liceità dell'aborto, dell'eutanasia e delle disinvolte sperimentazioni genetiche, quelle leggi che rispettano la dignità del matrimonio tra un uomo e una donna”.
Benedetto XVI con sobria ed efficace chiarezza nel marzo del 2006  nell’accogliere i partecipanti al convegno promosso dal Partito Popolare europeo. A proposito dei principi non negoziabili disse: “La tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento finoalla morte naturale; il riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, qualeunione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio, e la sua difesa dai tentativi di renderlagiuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano econtribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suoinsostituibile ruolo sociale; la tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli”.
Anche il Beato Giovanni Paolo II nel 1995 ha pubblicato un documento poderoso, ampio e articolato, sul tema della difesa della vita, l’enciclica Evangelium Vitae. Esso costituisce la magna charta del suo altissimo magistero in tema di difesa della vita umana, dal suo concepimento fino al suo naturale spegnersi.
I punti cruciali del  discorso del papa sono due:  l’aborto e l’eutanasia. Il primo, a proposito dell’aborto, suona così: “La gravità morale dell'aborto procurato appare in tutta la sua verità se si riconosce che si tratta di un omicidio e, in particolare, se si considerano le circostanze specifiche che lo qualificano. Chi viene soppresso è un essere umano che si affaccia alla vita, ossia quanto di più innocente in assoluto si possa immaginare. […] È debole, inerme, al punto di essere privo anche di quella minima forma di difesa che è costituita dalla forza implorante dei gemiti e del pianto del neonato. È totalmente affidato alla protezione e alle cure di colei che lo porta in grembo” (EV, 58).
Chi fa uso della ragione dovrebbe ripugnare  sopprimere l’esistenza di chi è innocente, debole e totalmente dipendente da un altro essere umano.
Sempre Mons. Dal Covolo continua nelle sue dispense ”Purtroppo, il legame che sussiste tra erosione del principio non-negoziabile della vitanascente e le aberrazioni a cui esso conduce sono sotto gli occhi di tutti. Cito un esempio molto amaro, che ci riempie di sconcerto. In Danimarca, il governo ha oramai intrapreso da anni un progetto eugenetico, offrendo gratuitamente la possibilità di ricorrere gratuitamente alle diagnosiprenatali per l’identificazione e la conseguente eliminazione per mezzo dell’aborto dei nascituri“difettosi”. Un giornalista, Nikolaj Rytgaard, sul quotidiano danese “Berlingske”, ha rivelato chel’obiettivo da raggiungere, entro il 2030, è quello di fare della Danimarca il primo Paese al mondo “Down Syndrom Free”.Ricavo un secondo passaggio dall’enciclica Evangelium Vitae. Esso recita così: “Si fa sempre più forte la tentazione dell'eutanasia, cioè di impadronirsi della morte, procurandola in anticipo e ponendo così fine dolcemente alla vita propria o altrui. In realtà, ciò che potrebbe sembrare logico e umano, visto in profondità si presenta assurdo e disumano. Siamo qui di fronte a uno dei sintomi più allarmanti della cultura di morte, che avanza soprattutto nelle società del benessere, caratterizzate da una mentalità efficientistica che fa apparire troppo oneroso e insopportabile il numero crescente delle persone anziane e debilitate. Esse vengono molto spesso isolate dalla e dalla società, organizzate quasi esclusivamente sulla base di criteri di efficienza produttiva, secondo i quali una vita irrimediabilmente inabile non ha più alcun valore”
(EV, 64).
D’altronde la cultura dominante lo conferma senza esclusione di colpi nei dibattiti televisivi, nella letteratura e nel giornalismo ispirati  da visioni laiciste. Come nel cinema, basti ricordare due film emblematici: Le Invasioni Barbariche di Denis Arcand un vero e proprio manifesto dell’eutanasia, ed il recente La Bella addormentata di Marco Bellocchio presentato all’ultima edizione della mostra d’arte cinematografica di Venezia, il quale risente di una visione laicista unilaterale, incapace di comprendere ed accogliere le categorie proposte dal Magistero a riguardo.
Dalle parole di Giovanni Paolo II  comprendiamo che anche l’eutanasia, definita nella stessa enciclica come azione o omissione che, nell’intenzione di lenire il dolore procura la morte, è un atto contro ragione e disumano. È contro ragione, infatti, perseguire un fine buono con un mezzo cattivo. Il fine buono è lenire il dolore, ma esso non può essere ottenuto con un mezzo incomparabilmente dannoso e distruttivo, la morte del soggetto sofferente. Con la ragione, nel suo retto esercizio, contrasta il principio che ogni fine giustifica i mezzi. Introdotto infatti questo criterio, l’intera esistenza dei soggetti umani e della compagine sociale è vulnerabile e, come nel caso dell’aborto procurato, esposta al prevalere dei malvagi e della loro ferocia. L’eutanasia, però, è anche disumana. Essa può reclamare una certa plausibilità solo in una mentalità che esalta efficienza e funzionalità, aspetti dell’esistenza che, se esaltati e messi al primo posto nella gerarchia dei valori, rendono la vita spietata e crudele. Ciò che non è materialmente utile non è degno di esistere. La vita umana sembra così valutata e misurata come quella degli oggetti, in base all’utilità che essi offrono. No, non si può scendere a compromessi, non si può negoziare. L’eutanasia è il tassello di un agghiacciante mosaico di morte e brutalità, in cui i valori e le esperienze dello spirito, compresa la sofferenza, non ricevono alcun apprezzamento.
Il politico impegnato nei temi etici dovrebbe sapere che ogni sua scelta deve essere subordinata e finalizzata al bene, quel bene inequivocabile che  risiede in quel grande libro Codice dell’Occidente, che da secoli  trasmesso dai  Padri della Chiesa: “Non ucciderai un bambino per mezzo dell’aborto” (Didaché, 2,2).È questo il precetto, perentorio e inequivocabile, enunciato da un antichissimo testo della letteratura cristiana, coevo probabilmente, almeno in alcune sue sezioni, alla letteratura neotestamentaria.

Un noto testo di Tertulliano, il cui riferimento, tra l’altro, è riportato nella nota a piè di pagina della sezione del Catechismo della Chiesa Cattolica relativa alla proibizione dell’aborto, suona così: “A noi, proibito una volta per sempre l’omicidio, non è lecito sopprimere neppure il feto concepito nell’utero, mentre ancora il sangue materno sta formando un essere umano. Impedire la nascita è un omicidio anticipato, e non fa differenza se si strappi al corpo un’anima già nata o si interrompa il suo processo di formazione. È già un uomo colui che lo sarà; anche ogni frutto è già contenuto nel seme” (TERTULLIANO, Apologeticum 9,2.8).

La luce della ragione è stata offuscata e deviata da quel pernicioso fenomeno che il santo Padre ha definito “dittatura del relativismo”.
Quando dunque la ragione si smarrisce e si confonde nelle secche del relativismo, e del suo esito letale che è il nichilismo, proprio dalla fede possono giungere ad essa aiuto e sostegno, orientamento e illuminazione


FONTE Dalle dispense “La dignità del vivere e del morire” di Mons Enrico Dal Covolo, Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense, nel contesto della Scuola di Formazione Politica PER- I principi non negoziabili fondamento di una nuova era politica tenuto a Roma presso la Pontificia Università “Antonianum” il 12 aprile 2012
Letto 21317 volte Ultima modifica il Domenica, 03 Febbraio 2013 12:43
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