Venerdì, 14 Febbraio 2014 13:56

Festeggiamo i Nonni perché fondamento del nostro passato, presente, futuro.

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Il 13 Ottobre 2013 a Lucerna è stata celebrata l’8 Festa dei Nonni. Ospiti d’onore Pippo Franco e sua moglie Piera. Ecco un piccolo resoconto.

Lucerna, ormai da otto anni, ospita la Festa dei Nonni, appuntamento molto importante per celebrare tutti i nonni d’Italia all’estero. 

A questo punto, Il lettore attento potrà chiedersi perché, in questo tempo di crisi, sia così importante questa ricorrenza.

Ebbene, la risposta è semplice, quanto per nulla scontata. Ricordare i Nonni, infatti, significa celebrare di un pezzo di storia presente passata e futura che loro, italiani emigrati all’estero, hanno vissuto, vivono insieme a noi e ci permetteranno di vivere in futuro. È necessario ricordare chi siamo, e i nonni sono le nostre radici, coloro che vediamo riflessi nello specchio del nostro essere.

 

Questa è la ragione fondamentale che ha spinto me e la Commissione Terza Età che presiedo ha darci come obiettivo quello di riconoscere ed affermare il ruolo fondamentale dei Nonni. La festa dei Nonni, dunque, è un’espressione importante del percorso politico, sociale e culturale che abbiamo intrapreso e che intendiamo portare avanti.  Abbiamo dato tanto, ma La politica è molto lenta e fino ad oggi non ha ancora saputo dare risposte concrete.

Quando iniziammo nel 2006 avevamo come obiettivo fare della Commissione Terza Età uno strumento per attuare il progetto delle case di cura per gli anziani,  i “reparti mediterranei”,  sul modello di quelli già esistenti a Berna e in altre città Svizzere. Quale madrelingua tedesco vorrebbe invecchiare in un paese diverso dal proprio, con lingua e cultura diverse? Il ritorno in patria dei cittadini svizzeri più anziani risponde ampiamente a questa domanda: l’importanza della cultura e della lingua d’origine. Quello che i nonni chiedono e quello che noi ci sentiamo di chiedere per loro, dunque, non sono case di riposo concepite esclusivamente per loro stessi, ma uno spazio in cui vivere liberamente la propria lingua e cultura.

Molto è stato fatto, ma è complicato far passare questo progetto alle autorità  della Svizzera centrale, visto che dopo aver presentato la domanda entro i tempi stabiliti (Aprile 2010), fino ad oggi non abbiamo avuto una risposta, nonostante diversi solleciti.

Per questo, il lavoro che ci attende è molto difficile e abbiamo bisogno di tutto il sostegno possibile.

Alla festa dei Nonni sono intervenuti Pippo Franco e sua moglie Piera. Pippo Franco durante la sua testimonianza ha affermato  che il dolore lo ha  aiutato  a riconoscere ciò che è più importante e vale di più nella sua vita. Dopo diverse vicende giovanili e quando ha iniziato ad avere successo e insieme al  successo anche i soldi cominciò a rendersi conto che tutto ciò non gli dava la felicità. In seguito ha iniziato anche ad  attraversare momenti di difficoltà nella sua vita ma è stato aiutato da alcune persone di una grande spiritualità tra queste  la mistica Natuzza  Evolo.

Una volta Pippo Franco durante  una tournèe teatrale  incontrò Natuzza  Evolo e le confidò  un problema molto serio  che lui e sua moglie stavano attraversando in quel periodo in particolare di una gravidanza difficile che metteva a rischio sia la vita del bambino che il  prosieguo della tournèe. La mistica gli suggerì di dire questa frase: “Voi dite a Gesù: Gesù vai avanti tu”. E da allora Pippo Franco ha affermato che ha  sempre messo in pratica questo consiglio che gli era stato consigliato da Natuzza e gli è stato anche di grande aiuto nella sua vita. Quando sono rientrati a casa alla fine della tournèe le cose piano piano sono migliorate e sua moglie  partorì il loro primo figlio.

Inoltre il Comico Pippo Franco ha tenuto anche un discorso sulla Fede e sull’Ottavo Comandamento “Non dire falsa testimonianza” come è nel suo stile ma anche  ricco di una sensibilità umana e di fede. Di questo discorso riportiamo qui di seguito un commento del Prof. Markus Krienke (Lugano):

Il comico Pippo Franco descrive in maniera efficace ed umoristica ciò che sono le “piccole bugie” di tutti in giorni, bugie che tutti quanti abbiamo già commesso senza il sentimento di incorrere in un vero e proprio peccato. Spesso si tratta in effetti piuttosto di strategie comportamentali, di autodifesa, o di mezzi necessari per raggiungere un buon fine. Chi vorrebbe dichiarare una piccola bugia in questi casi come un atto contro l’ottavo comandamento, cioè come un peccato nel senso morale o religioso del termine? Non ci sembra quindi “esagerata” la testimonianza di Pippo Franco? Come cristiani, si deve dire la verità anche nelle piccole strategie quotidiane, e al costo di risultare lo “stupido” della situazione? Non abbiamo l’impressione che questo sarebbe davvero una banalizzazione dell’ottavo comandamento?

In effetti, strategie come piccoli bluff, dire le mezze verità o dare ad intendere qualcosa che non corrisponde alla realtà dei fatti, sono sempre state moralmente “giustificate” da filosofi e teologi di tutti i tempi, a condizione che sono davvero imprescindibili e l’unica strada percorribile per raggiungere un bene morale. Devono quindi essere inseriti in una coscienza morale ben formata, ala quale la distinzione tra bene e male non è indifferente, e che riesce a “calcolare” e “dominare” la piccola bugia perché è fermamente indirizzata alla verità. Se una piccola bugia è talmente contestualizzata in una finalità verso il vero e il bene, allora non rischia a mettere a repentaglio relazioni umane, fiducia reciproca, o l’apprezzamento sociale della verità nell’ethos di una società.

Ma se l’uso incosciente di tante piccole bugie, l’eterno giustificare di qualsiasi trucco o di ogni bluff e mezza verità, se tutto questo viene sempre legittimato con una giustificazione leggera dicendo che tanto non si tratta di una “grossa bugia” o di un peccato nei confronti di Dio, del prossimo e di tutta la società? Se in questa maniera le piccole strategie e tattiche per nascondere la verità diventano un mezzo “normale” nella società che perciò dimentica la distinzione morale tra bene e male? Allora la situazione cambia drammaticamente, perché in questo momento viene a mancare la coscienza individuale e sociale che il nostro ordinamento dovrebbe essere misurato dalla verità e dal rifiuto della bugia. E chi vorrebbe negare che ormai probabilmente abbiamo già raggiunto questo punto critico, cioè del tramonto della coscienza di ciò che è bene e ciò che è male…

Pippo Franco fa quindi bene a riferirsi in maniera comica ai momenti “leggeri” della quotidianità: se li tematizzasse seriamente, il suo messaggio sarebbe un moralismo insopportabile. Ma in maniera comica ha la possibilità di riferirsi a tali momenti, per forgiare la coscienza a partire dalla vita di tutti i giorni, e per farci riscoprire la coscienza in questi momenti: per contrastare lo spirito dei nostri tempi, ossia che la vita è fatta solo da momenti “leggeri” e da piccoli trucchi, la testimonianza della verità deve iniziare dai momenti che sembrano i più leggeri per riflettere in modo nuovo su ciò che è la “vera” e la “falsa” testimonianza.

Ma Pippo Franco aggiunge un’ulteriore riflessione molto importante. Dice che l’inizio di tutte le false testimonianze, piccole o grandi, di tutti i giorni, è la falsa testimonianza della vita. Cosa potrebbe significare questa affermazione in riferimento al nostro ragionamento? Le piccole bugie di tutti i giorni si sono, infatti, ormai trasformati non solo in un “atteggiamento” comune che non si interroga nemmeno più sulla verità e sul peccato morale della bugia, ma addirittura in uno stile di vita che segna la nostra epoca. Questo spirito si esprime con i nuovi media digitali che ai piccoli trucchi e alle bugie quotidiane danno una nuova qualità: ciò inizia dal “perfezionare” le foto di se stessi che i giovani mettono online, su facebook o altri social media. Nelle chat e negli incontri su internet, diventa normale presentarsi in maniera “manipolata”, “perfezionata”, di “inventarsi” una biografia, un personaggio o un carattere? Quanti si danno una maschera in forma di un personaggio virtuale che non c’entra più con la realtà di se stessi come persone vere in carne ed ossa? Il più che ci si può dare, nella società dei social media, un’identità finta e manipolata, il più si trasforma la propria vita in una bugia. Diamo falsa testimonianza della nostra vita, e quindi non dobbiamo meravigliarci più se la vita in quanto tale, nelle nostre società, diventa sempre di più manipolabile e oggetto di decisioni soggettive. E che nella dinamica del perfezionismo e nell’imperativo di eliminare le caratteristiche “non richieste”, si arriva ad escludere sempre di più i momenti meno riusciti, magari falliti della propria vita. Questo spirito non tollera le vite segnate da debolezze fisiche e malattie, e conduce fino a valutazioni leggere della vita stessa (come si esprimono in aborto, eutanasia, suicidio ecc.). Ha proprio ragione Pippo Franco: se una società non riesce a “domare” le piccole bugie che ci sono sempre state e che ci saranno sempre, all’interno di un’etica della verità e della vita, queste bugie si trasformano nelle false testimonianze della vita. In altre parole: una società di bugie non solo perde la fiducia tra le persone e il senso sociale del linguaggio (perché tutte le cose che qualcuno dice potrebbero sempre essere anche non vere), ma alla fine anche il senso della vita.

A questo punto possiamo quindi dire che la loro testimonianza di Pippo Franco e di sua moglie Piera di amore e di fede ci ripaga di quanto abbiamo fatto e ci dà forza per andare avanti, ricordandoci quanto in passato l’unico modo di far sentire gli emigranti italiani in Svizzera, vicino all’Italia era il programma Televisivo “Un’ora per Voi”, realizzato dalla radiotelevisione svizzera (SSR) e la radiotelevisione Italiana (RAI). In questo periodo, dal 1964 al 1989, infatti, l’immigrazione Italiana non godeva come oggi delle reti televisive Italiane (Rai 1, Rai 2, Rai 3) e non c’erano le tecnologie moderne (internet, smartphone, ecc.)

Per questo abbiamo pensato  di invitare personaggi dello spettacolo alla Festa dei nonni, per permettere  a tutti coloro che hanno seguito “Un’ora per voi” diventasse “Un’ora con noi”.

La Festa dei Nonni, dunque, resta un forte richiamo a non dimenticarci dei nostri cari anziani.

Vogliamo migliorare il nostro impegno, prestando sempre maggiore attenzione ai bisogni e alle necessità dei nostri Nonni e aspettando che le istituzioni svizzere rispondano finalmente alle nostre richieste. 

A tutti voi i migliori Auguri per il Santo Natale e per un Felice Anno Nuovo

 

Franco Aufiero

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