Mercoledì, 06 Febbraio 2013 10:35

La libertà educativa

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Questo interessante saggio sulla libertà educativa è opera del Prof.Dott. Markus Krienke, illustre docente Etica Sociale Cristiana alla Facoltà di Teologia di Lugano (Svizzera)
La questione della libertà educativa è immediatamente connessa con il valore della famiglia e fa quindi parte dei valori non negoziabili. La dignità e responsabilità morale della persona si realizza innanzitutto nell’educazione dei figli alla luce dei valori e delle scelte fondamentali di vita che sono espressione della coscienza e quindi della dignità umana dei genitori.

Per i cattolici, concretamente, si tratta dei valori religiosi e della vita morale cristiana. Da sempre, questo dovere morale di educare i figli secondo valori religiosi e morali ha caratterizzato la nostra cultura europea in quanto l’educazione della prole è stato riconosciuto un diritto naturale. Il diritto naturale, in tempi passati, significava proprio ciò che oggi chiamiamo i “valori non negoziabili”: ciò che è giusto per natura e quindi prima di tutte le nostre decisioni individuali e legislazioni politiche. Infatti, la domanda come e secondo quali valori educare i propri figli, è una scelta molto importante dei genitori, da prendere da tutti i genitori nella coscienza e quindi in libertà. Mentre sta nella scelta responsabile dei genitori quali valori concretamente si scelgono per l’educazione, il fatto che l’educazione dei figli è un diritto che attiene immediatamente alla dignità dei genitori, e quindi un dovere morale che emerge dalla dignità della persona, non sta alla libertà di scelta. In altre parole: i genitori, per dovere morale e non negoziabile, non possono scegliere di non educare i figli.
Certamente, questo diritto-dovere nei tempi di un’idea di famiglia sempre più “liquida” e dissestata, e di famiglie sempre più caratterizzate del bisogno che entrambi i genitori lavorino o che vivano a distanza, si trova esposto ad una prova dura. Sicuramente la riflessione etico-sociale non può tornare, come risposta, a proclamare un immagine di famiglia non adeguato alle condizioni dei tempi. Per questo motivo, devono essere trovate altre vie per la realizzazione della responsabilità morale delle famiglie, compatibili con ciò che sono i valori non negoziabili della famiglia. Si tratta quindi del compito importante di come realizzare questi valori o “diritti naturali” in un contesto sociale ormai cambiato: e ciò significa di non aggrapparsi a forme istituzionali che non reggono più le esigenze del tempo, per esprimere in maniera nuova ciò che sono i valori più autentici della persona e della famiglia.
Nel caso della libertà educativa, bisogna costatare che essa, fin ora, si basava sull’idea classico-borghese di famiglia, in cui uno dei genitori, normalmente il padre, lavorava e procurava la base materiale della famiglia, mentre l’altro, normalmente la madre, rimase a casa e si dedicava innanzitutto all’educazione della famiglia. In questo caso, la libertà educativa era assicurata con l’autonomia stessa della famiglia. Anche se la famiglia mandava i propri figli a scuola, l’educazione avvenne sostanzialmente a casa, mentre la scuola, quindi il settore pubblico, ne assumeva compiti formativi integrativi che però non incidevano sulle scelte valoriali dell’educazione famigliare. Lo Stato non poteva intervenire in questo “sacrario” della famiglia, perché la famiglia stessa era protetta dalla costituzione – e continua, del resto, anche ad esserlo. Ma nel momento in cui oggi i genitori possono esercitare sempre di meno il loro diritto-dovere educativo a casa, per il fatto che sono sempre meno presenti o perché sono costretti entrambi a lavorare, o perché vivono in condizioni di distanza o di condizioni dissestate della stessa famiglia, il peso educativo del settore pubblico diventa più incisivo e a volte sostituisce completamente quello della famiglia. A questo punto, il valore non negoziabile della libertà educativa è a rischio.
Per trovare una risposta a questa esigenza, la tradizione dei cattolici liberali ci suggerisce un concetto importante: la libertà educativa. Antonio Rosmini, Luigi Sturzo ed altri importanti pensatori hanno sempre insistito su una maggiore tutela di scuole private e su porre limiti più determinati alla prerogativa scolastica pubblica. Se la famiglia avesse più libertà nella scelta della scuola per i figli, concretamente se una famiglia cristiana potesse scegliere una scuola cattolica invece che pubblica, in questa maniera potrebbe esercitare il suo diritto-dovere non negoziabile di educazione, anche se non è più in grado di realizzare tale educazione nelle forme classiche. Ma almeno avrebbe la possibilità di esprimere, con la scelta della scuola, una chiara scelta di valori educativi religiosi e morali, e quindi di realizzare in maniera autentica il valore non negoziabile della libertà educativa.
Allora, si potrebbe chiedere, oggi non esiste la libertà educativa? Formalmente, scuole private non sono proibite, ma di fatti questo settore diminuisce sempre di più e il settore scolastico diventa sempre di più prerogativa dello Stato. E spesso le famiglie che pagano già per le scuole pubbliche attraverso la tassazione, non possono reggere anche i contributi per una scuola privata per i propri figli. In questa situazione occorrerebbe una riforma del sistema scolastico, l’introduzione di una sorta di “buoni scuola” o altri mezzi per poter ridare ai genitori una dimensione importante di realizzazione della loro libertà educativa che è un valore non negoziabile. Bisogna, in altre parole, ritrovare la libertà educativa come valore non negoziabile, quindi come valore basale, della nostra società.

 Fonte: Prof. Dr. Markus Krienke Prof. di Etica Sociale Cristiana alla Facoltà di Teologia di Lugano (Svizzera)

Per Approfondimenti rimandiamo il lettore ad altre letture del Prof. Dr Markus Krienke:

La Libertà Religiosa
La Famiglia e i suoi valori non negoziabili alla luce della Dottrina della Chiesa
I Valori Non Negoziabili


Letto 39780 volte Ultima modifica il Giovedì, 07 Febbraio 2013 13:32
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