Martedì, 05 Febbraio 2013 18:24

La libertà religiosa

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Michelangelo Buonarroti, Crocifisso Michelangelo Buonarroti, Crocifisso Michelangelo Buonarroti, Crocifisso

La libertà religiosa è un Valore non Negoziabile. Di seguito un bellissimo saggio gentilmente concesso da ill.mo Prof. Dott. Markus Krienke.

Nel nostro ordinamento basato sui valori non negoziabili, la libertà religiosa occupa una dimensione centrale. Da un lato, la famiglia esprime che l’uomo non è un essere solitario ma che sta costitutivamente in rapporti con altri. I rapporti con i concittadini e con gli amici sono sottoposti spesso o quasi sempre al caso, a situazioni, e possono cambiare, mentre i rapporti con la propria famiglia sono una costante nella vita: ognuno rimane sempre il figlio o la figlia dei suoi genitori. In questo senso, nell’idea cristiana anche il matrimonio è indissolubile: la famiglia è il valore non negoziabile della persona in quanto sta in rapporti indissolubili con altri, concretamente con i famigliari.

Ma la persona non è solo riferita ad altri, ma ha un valore imparagonabile anche come individuo. Ora, la libertà religiosa è il valore non negoziabile di questa dimensione individuale della persona, perché è la massima espressione della sua libertà di coscienza. Proprio nel suo rapporto al divino e alla trascendenza, ogni individuo si sente nella propria coscienza preso in pegno, ed ivi deve anche rispondere. Qui è responsabile solo lui, non può scaricare questa responsabilità ad altri o chiamare terzi in causa. Nella coscienza deve dare risposta, in quanto individuo, all’istanza dell’assoluto.

Perciò, soprattutto nel cristianesimo la religione è radicata in questo intimo sacrario che è la coscienza: per i cristiani non può esistere una religione di Stato ma solo la religione delle coscienze, e questo è l’intimo senso del detto biblico: «Date a Cesare quello che è di Cesare, e date a Dio quello che è di Dio». Lo Stato può regolamentare tutti gli aspetti civili della vita di una persona, ma non può mai invadere quel nucleo più intimo che è la coscienza: per questo la libertà di coscienza è la base di ogni ordinamento liberale e il baluardo contro lo statalismo e il paternalismo.

Pochi sanno, infatti, che i nostri valori costituzionali, che sono basati sull’idea della persona e sulla sua libertà, sono quindi radicati sul valore non negoziabile della libertà religiosa. Evidentemente, questa libertà non significa soltanto che ognuno è libero di aderire a quella religione di cui è convinto nell’intimo della sua coscienza, ma anche che è moralmente obbligato di confrontarsi con la questione religiosa. Infatti, sono questi i due aspetti formulati dal Concilio Vaticano II nella famosa dichiarazione Dignitatis humanae: da un lato, «in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata», ma questo vale soltanto se si prende sul serio il dovere che tutti «sono dalla loro stessa natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione». A scanso di equivoci bisogna sottolineare però che nello Stato liberale prima viene il diritto e poi il dovere: la libertà religiosa viene presunta per tutti, anche per chi effettivamente non cerca la verità religiosa, appunto perché lo Stato non può e non deve controllare le coscienze. Ma moralmente, questa libertà ha senso soltanto se generalmente con la dignità umana è dato anche l’obbligo morale (non giuridico) per tutti di cercare nella coscienza la verità, di qualsiasi stampo religioso o culturale che sia. Per questo è da rispettare anche chi dopo questa fatica non dovesse trovare nessuna verità trascendente o professarsi ateo. La libertà religiosa vale per qualsiasi persona di qualsiasi religione o cultura, sia essa quella della maggioranza o della minoranza, e anche per gli atei. Senza questa base, un ordinamento politico non può essere chiamato “libero”.

Questo non significa che lo Stato deve rinunciare a qualsiasi simbologia religiosa, come ad es. quando si tratta dei crocifissi nelle scuole o nelle aule dei tribunali. Questi simboli, innanzitutto, non pregiudicano in nessun modo sulle coscienze dei cittadini e di qualsiasi persona, e sul loro diritto di poter credere e professare la propria convinzione religiosa. Se si tratta di simbologia, difficilmente si può trarre una tale conclusione: lo Stato non impone per niente il cristianesimo sulle coscienze solo per la sua simbologia cristiana. Anzi, al contrario, il crocifisso nelle scuole e nelle aule dei tribunali è l’autentica espressione, nella cultura nostra, della libertà religiosa: perché il cristianesimo, con il suo «Date a Cesare quello che è di Cesare e date a Dio quello che è di Dio», ha imposto allo Stato il preciso limite per il suo potere politico: questo limite è il baluardo della coscienza, quello spazio dove lo Stato non può e non deve intervenire. Il simbolo del crocifisso, nella nostra cultura, è quindi il simbolo della libertà religiosa per eccellenza, e quindi anche di libertà per le altre religioni presenti sul nostro territorio, in quanto simboleggia nessun’altro che colui che ha espresso questo valore non negoziabile del «Date a Cesare…». È stato proprio la cultura cristiana (non sempre il cristianesimo), con la sua idea di dignità umana e dei valori non negoziabili, ad aver portato al diritto prezioso della libertà religiosa che non a caso è tutt’altro che scontato quando guardiamo alle varie culture e religioni del mondo. Proprio nel nome della libertà religiosa dovremmo quindi essere fieri del crocifisso nelle scuole e nelle aule dei tribunali.

 Fonte: Prof. Dr. Markus Krienke Prof. di Etica Sociale Cristiana alla Facoltà di Teologia di Lugano (Svizzera)

Per Approfondimenti, consigliamo la lettura di altri saggi gentilmente concessi dal Prof. Dr. Markus Krienke:

La libertà educativa

La famiglia e i suoi valori non negoziabili alla luce della Dottrina sociale della Chiesa

I valori non negoziabili




Letto 12984 volte Ultima modifica il Giovedì, 07 Febbraio 2013 13:29
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