Giovedì, 31 Gennaio 2013 09:34

La famiglia e i suoi valori non negoziabili alla luce della Dottrina sociale della Chiesa

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Il Giudizio Universale, Michelangelo, Cappella Sistina, Roma Il Giudizio Universale, Michelangelo, Cappella Sistina, Roma Il Giudizio Universale, Michelangelo, Cappella Sistina, Roma

Il saggio che vi proponiamo è tratto opera del Prof.Dott. Markus Krienke, illustre docente Etica Sociale Cristiana alla Facoltà di Teologia di Lugano (Svizzera) 

La domanda dei “valori non negoziabili” unisce cattolici e non per affrontare l’attuale crisi che ancora più che economica è culturale e sociale. Nel nome della “laicità” i cristiani s’impegnano per determinati valori e principi non perché essi siano “cattolici” o “ecclesiastici”, ma perché sono convinti del loro valore “morale” dal quale anche una società religiosamente neutrale non può prescindere. I valori che sono “non negoziabili” non sottostanno alla logica del mercato, del trattabile, o del compromesso, perché fanno parte della persona stessa.

E come ha insegnato Kant, la persona non ha un “prezzo” ma una “dignità”: sono le persone che negoziano e che stringono contratti reciproci, però senza dover mai fare di altri o di se stessi un oggetto di questi contratti, abbassando gli altri e se stessi al livello di una semplice “merce”.

Dobbiamo, però, sempre di nuovo chiederci cosa significa concretamente questa dignità, e in quali valori essa si traduce. Così si arriva innanzitutto al valore della vita umana e quindi alla contrarietà dei cattolici contro l’aborto e l’eutanasia: ma se la vita è un “valore non negoziabile”, allora forse non dovrebbero essere solo i cattolici ad impegnarsi contro l’aborto e l’eutanasia? In questo senso, anche il filosofo tedesco Jürgen Habermas, che si autodefinisce come «religiosamente stonato», ribadisce che la proposta cristiana è un contributo indispensabile per la società intera in quanto aiuta a far comprendere più profondamente che cosa significano i suoi valori portanti “non negoziabili”. Non è quindi il cristianesimo che dichiara in senso politico questi valori “non negoziabili”, ma essi sono “non negoziabili” perché costituiscono la base della convivenza pacifica in un’Europa moderna basata sulle sue carte costituzionali.

Ma questo discorso non vale soltanto per la “vita individuale” della persona, ma anche per la famiglia. C’è chi vuole sottomettere questo valore della famiglia oggi al parametro del “mercato” e quindi interpretarla come “negoziabile”: in questo senso l’economista e premio Nobel Gary Becker vede la famiglia soltanto sotto il punto di vista del “profitto” che la società ne può trarre, ossia la produzione di figli, l’educazione in termini di valori civici, il profitto economico della solidarietà tra le generazioni ecc. Ma così non si capisce più che la famiglia fa parte del valore della persona stessa: non saremmo le stesse persone se non fossimo cresciuti all’interno di una famiglia. I cattolici pensano quindi la persona non come individuo, ma come membro di famiglia: non siamo semplicemente persone anonime, perché siamo sempre figlio o figlia, e spesso anche padre o madremarito o moglie. Chi incontriamo lungo tutta la nostra vita, è spesso frutto del caso, ma sempre siamo nati da altri: le relazioni tra i membri della famiglia sono quindi tutt’altro che casuali o addirittura “negoziabili”, ma segnano il nostro stesso essere persone. Non a caso, i cristiani pensano anche il rapporto con Dio (siamo “figli di Dio”) e con tutti gli altri uomini (la Chiesa parla della “famiglia dell’umanità”) in termini di famiglia per segnalare che c’è sempre una dimensione non negoziabile in tutti i rapporti, in quanto sono sempre rapporti tra persone che hanno “dignità” e non “prezzo”.

Ma quali sono ora i “valori non negoziabili” della famiglia stessa? Nella famiglia le relazioni tra le persone – concretamente tra i genitori e con i figli – si realizzano lontano dalla logica dell’economia e del “negoziabile”, e si realizza la condivisione con un altro che è innanzitutto amato come persona. È qui che s’imparano, sia nella vita coniugale come anche nell’educazione, le dimensioni del “dono” e del “perdono” che sono di fondamentale importanza per una società umana, ma che proprio in una società altamente individualizzata mancano in primis. Infatti, “dono” e “perdono” sono proprio due atteggiamenti contrapposti alla logica del “prezzo”: quest’ultima aspetta di ricevere un valore equivalente al valore dato, mentre nel “dono” si dà senza attesa di ricevere, semplicemente perché si riconosce – e si “ama” – il valore dell’altra persona. Poi il “prezzo” di una cosa stabilisce anche l’equilibrio da ristabilire dopo un danno commesso o una ingiustizia subita. Il “perdono”, invece, oltrepassa la logica del mercato e della concorrenza perché si riconcilia con l’altro anche quando questo non ha la possibilità di “ripagare” il danno: come si vorrebbe misurare, del resto, il “danno materiale” di una promessa non mantenuta, di un tradimento o simile? Come si vede, i valori del “dono” e del “perdono” oltrepassano la logica del prezzo e fanno sì che il valore della dignità umana non si rispetta soltanto all’inizio o alla fine della vita, ma anche nella realtà concreta della società, giorno per giorno.


Fonte: Prof. Dr. Markus Krienke Prof. di Etica Sociale Cristiana alla Facoltà di Teologia di Lugano (Svizzera)

Per Approfondimenti, consigliamo la lettura dei seguenti saggi del Prof. Dr. Markus Krienke:


Libertà educativa

La Libertà religiosa

I Valori Non Negoziabili

 

 



Letto 42353 volte Ultima modifica il Giovedì, 07 Febbraio 2013 13:30
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