Sabato, 26 Gennaio 2013 18:08

Approfondimenti: Le buone ragioni del diritto naturale. Tra tradizione e modernità

Vota questo articolo
(0 Voti)
Diritto Naturale Diritto Naturale Diritto Naturale

L’idea di diritto naturale, soprattutto nella visione di Papa Ratzinger è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare, su cui non varrebbe la pena discutere al di fuori dell’ambito cattolico, così che quasi ci si vergogna di menzionarne anche soltanto il termine.

L’idea di diritto naturale, soprattutto nella visione di Papa  Ratzinger è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare, su cui non varrebbe la pena discutere al di fuori dell’ambito cattolico, così che quasi ci si vergogna di menzionarne anche soltanto il termine.

La rinuncia ad ogni riferimento metafisico da parte della ragione scientifica andrebbe di pari passo con la doverosa rinuncia a qualsiasi riferimento religioso del sapere: per chi assuma la prospettiva della ragione scientifica, in effetti, la metafisica e religione vengono di fatto considerate alla stregua di due facce della stessa medaglia, due facce ambedue caratterizzate da un’insuperabile opacità. 

 La crisi della metafisica e della religione che caratterizzerebbe in modo irreversibile il pensiero moderno ed il continuo imporsi del naturalismo, in specie nelle diverse versioni darwiniane che oggi vanno di moda.( Francesco D’Agostino, Le buone ragioni del diritto naturale-oltre la crisi contemporanea- Scuola di Formazione Politica PER- “Principi non negoziabili fondamento di una nuova era politica” -12/04/2012)

Nella tradizione culturale e storica  dell’Occidente, ci sono state due grandi correnti, due grandi fiumi, che hanno tematizzato questo concetto fondamentale, che è stato alla base, fino all’illuminismo, alla rivoluzione francese,poi al mondo postmoderno. Queste due tradizioni come sostiene l’ermeneuta Gaspare Mura, sono rappresentate da una parte dalla scrittura, dalla tradizione biblica, la quale ha sostenuto che le leggi della natura sono leggi divine, Dio creatore dal Genesi dimostra che Lui, dà le leggi al creato, l’uomo, Adamo è chiamato ad interpretare queste leggi, a capirle, a saperle leggere, e soprattutto a saperle osservare, per cui le leggi che Dio dà a Mosè, sul Sinai non sono leggi che contrastano la legge naturale, ma,ricordano all’uomo, quali sono i principi della legge fondamentale che ha dato Dio, e che l’uomo tante volte nella sua storia a  causa del peccato ha dimenticato. Quindi non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, il diritto è fondato da Dio, ma è impresso nel cuore dell’uomo.La natura dell’uomo se saputa leggere porta impressa la volontà di Dio sull’uomo, e questo fa si, che ad esempio già  negli ebrei la tematica che sta portando Ravasi al discorso del Cortile dei Gentili, perché anche i pagani come dice San Paolo, possano osservare la legge di coscienza impressa nel loro cuore, possano essere giustificati perché osservano la legge divina che è impressa nel cuore dell’uomo. Nel cuore dell’uomo è scritta la legge di Dio.Diranno i profeti nella scrittura, Io metterò una legge nel tuo cuore, la mia parola, nel cuore dell’uomo, il profeta Ezechiele, Isaia e Geremia, parleranno non solo della legge esterna che è scritta sulle tavole della legge mosaica, ma parleranno del riflesso che le tavole sono il cuore dell’uomo, dell’uomo che ascolta la voce della coscienza, del proprio cuore. In modo autentico e veritativo, ascolta la voce di Dio.L’uomo non può inventarsi la legge della sacra scrittura, la legge deriva dal volere e dalla volontà di Dio, e questa volontà di Dio non è arbitraria, non è scritta soltanto sulle tavole di marmo di Mosè, ma è scritta nel cuore dell’uomo. L’altra grande tradizione culturale, diversa da questa, apparentemente estranea a questa, ma di cui già il grande scrittore ecclesiastico del I secolo, Clemente Alessandrino di formazione culturale greca platonica, parlava e sosteneva negli Istromata, una cosa interessante, cioè che la provvidenza divina aveva preparato due fiumi che poi sarebbero entrati nell’alveo dell’unico fiume del cristianesimo come due affluenti. Il fiume della grande tradizione biblica mosaica e profetica e il fiume della filosofia greca, del logos greco.La filosofia greca come i filosofi greci, non conoscono la Bibbia e muovono verso la ricerca della verità con le armi della sola ragione umana, una ragione che in modo rigoroso cerca di capire la verità delle cose, dell’uomo, dell’essere, la verità della natura, la verità delle leggi. Ebbene, in questo contesto di ricerca filosofica della verità il logos greco ha raggiunto verità molto vicine alla rivelazione biblica, non ha raggiunto la pienezza della rivelazione biblica, ma ci è arrivata molto vicino, quasi alla porta, quasi alla soglia, può essere considerata una introduzione di cammino filosofico razionale e scientifico per le verità della Rivelazione.

Ecco perché i Padri Alessandrini prima come Clemente Alessandrino, Origene e poi i padri latini,pensiamo a Sant’Agostino, A San Tommaso d’Aquino, i quali hanno ritenuto ed hanno preso in grande considerazione, questo amore, questo cammino della filosofia greca, la quale attraverso gli strumenti della ragione umana, purificata dagli errori, dialettizzata nella discussione, è arrivata a scoprire delle grandi verità che si armonizzano perfettamente con le verità della Rivelazione.

Quali sono queste verità? La prima riguarda il fatto che nell’uomo c’è  una verità che non deriva dalla materia, ma che è di origine divina ed è il nous, il logos. La seconda verità tra le tante altre che hanno scoperto, è che questo logos è un riflesso nell’uomo del logos di Dio, c’è una armonia perfetta speculare tra il termine logos dell’uomo ed il logos divino.

Il termine logos che usa l’evangelista  Giovanni non lo prende dalla scrittura, ma dalla filosofia greca. Il termine logos è inventato, creato dai greci. Ecco questo grande connubio. Il cristianesimo farà la grande sintesi tra la tradizione biblica e profetica e la ricerca filosofica tradizionale. L’altra verità è che le leggi che si imprimono nel cuore dell’uomo sono legge di natura ma che hanno una fondazione soprannaturale. Una fondazione in Dio stesso. Le leggi di natura, quelle che Mosè chiamava i Comandamenti e che vengono elaborati poi dalla filosofia morale greca, non sono soltanto leggi di una natura naturale, animale, ma sono il riflesso nell’uomo di una volontà eterna del logos. Tutto questo orizzonte di pensiero greco si chiama metafisica. Il termine greco dice Meta a fisica, oltre la fisica, oltre la natura, c’è una lettura metafisica della natura, che significa che sa leggere la filosofia greca in quanto metafisica, ciò che c’è di più profondo nella fisica, tutto ciò che c’è di più profondo nella natura. Su questo concetto la filosofia ha elaborato quello che chiamiamo diritto naturale, ha tematizzato in maniera molto problematica, perché i greci erano persone libere, erano spiriti liberi che amavano discutere, dialogare, battagliare, polemizzare. Facevano scaturire la verità dal dibattito, dal confronto.

Se noi leggiamo i Dialoghi di Platone, la filosofia platonica è tutta incentrata sul concetto di diritto naturale. E’ tutta una teorizzazione teoretica, metafisica. Che significa diritto naturale? Che cos’è la giustizia? La giustizia è quando i politici si mettono insieme in una assemblea democratica e si mettono d’accordo facendo compromessi dicendo che una cosa  è giusta o una è sbagliata?  Oppure la giustizia è il riflesso della giustizia con la G maiuscola, la Giustizia eterna che è in Dio. Platone polemizzava con i sofisti come vediamo nei politici odierni, la giustizia è tale solo se è riflesso della Giustizia di Dio. Ecco la Repubblica di Platone o le Leggi di Platone. La Repubblica dice che i filosofi che debbono governare la Repubblica sono coloro che sanno contemplare la giustizia divina e la saperla realizzare sulla terra. Il vero compito della politica è questo compito utopistico, quasi ideale che molti hanno contestato, perché sembra quasi irrealistico. La giustizia in politica è tale se ha un riflesso nella giustizia di Dio, del Giusto.

C’è una frase della Repubblica di Platone bellissima. Platone si rende conto che a un certo punto questa giustizia sulla terra non è capita. Non solo non è capita, ma è anche confutata, condannata, criticata. Quindi tutta la filosofia si può riassumere in una domanda. Che cos’è la giustizia? Quando una società è giusta? Quando una politica è giusta? La Giustizia dei comportamenti umani, questo è il centro della filosofia di Platone.La filosofia nasce sul fatto che Socrate, uomo giusto è stato condannato dalle leggi che lui riteneva giuste ma che lo condannano. Perché le leggi giuste condannano il giusto? Qui il contrasto come la giustizia eterna che appartiene al divino e una giustizia degli uomini che nasce dalla volontà soggettiva dell’uomo. Platone si rende conto del contrasto che c’è tra la giustizia umana e la giustizia divina che dice: “che cosa succederà al Giusto se viene sulla terrà? Lo prenderanno, lo flagelleranno, gli caveranno gli occhi e infine verrà crocifisso”Giovanni Acri che nell’Ottocento  è stato un grande traduttore di Platone nella dedica che fece delle opere di Platone al Leone XII scrisse: “ Al vicario di Cristo in terra, le opere del pagano profeta di Cristo” Platone è l’autore più vicino al cristianesimo che ha avuto la filosofia greca (1.52)

La retta ragione quando si avvicina alla verità si avvicina al Cristianesimo. Questa è una ragione metafisica, cioè che sa leggere metafisicamente la realtà. Ecco perché Giovanni Paolo II, ha scritto la bellissima enciclica Fide set Ratio, per dire che fede e ragione sono le due grandi ali di cui l’uomo si serve per salire verso Dio. L’uomo ha bisogno della fede e della ragione che si sostengono reciprocamente. Su questa tematica c’è da aggiungere una cosa, ovvero, Il mondo romano, molto realistico, molto concreto, cosa ha fatto, ha elaborato una cultura altissima, meno metafisici dei greci, non facevano speculazioni sul divino, sul giusto, sull’ingiusto, però hanno colto del mondo greco una cosa profonda, hanno approfondito e sviluppato in modo molto concreto una cosa che nei greci non c’è, il concetto di diritto naturale. Questo logos che è nell’uomo come riflesso del logos divino, questa giustizia che è nell’uomo come riflesso della giustizia divina. Il diritto naturale che è nell’uomo è intaccabile, è immutabile, ed il diritto positivo che applicano gli uomini nelle assemblee politiche, deve essere un riflesso del divino, una espressione del diritto naturale, se va contro questo è ingiusto.

 Una legge è giusta in quanto riflette questo diritto naturale. Questa grande filosofia romana, che si è espressa attraverso grandi filosofi come Panezio ed altri, e quindi lo stoicismo, che  sviluppò il concetto di diritto naturale. Concetto poi ripreso e sviluppato dai dai romani. Il diritto romano è alla base del diritto di tutti i popoli. Se leggiamo il DUDO, il diritto universale dei   dell’assemblea delle nazioni è  fondato ancora sul diritto romano. Il diritto romano è la base della civiltà dei popoli, formato in modo parallelo alla legge ebraica, ma formulato in modo giuridico, perché i romani erano dei grandi giuristi, pensiamo a Seneca o Cicerone, le Pandette di Giustiniano, i quali  hanno codificato nelle minuzie il concetto di diritto naturale. Tutte le leggi debbono riflettere  una legge che è inscritta nella natura e che non può essere sopra avanzata.

Cosa è successo nel mondo moderno?Il diritto romano per vari motivi è stato contestato. La filosofia moderna ha cominciato a distaccarsi dalla metafisica. Dapprima distruggendola, poi dicendo che non esiste un diritto naturale, poi dicendo che la natura non esiste, soppiantata dalla cultura, sarebbero gli uomini in base alla loro cultura che elaborano una particolare visione del mondo. Ecco il relativismo, di cui parla Benedetto XVI.Non esiste più una verità oggettiva, non c’è più la capacità di leggere l’essere delle cose, si è abbandonata la Tradizione della Chiesa, sembrata superata. Il mondo moderno dall’illuminismo in poi si è progressivamente allontanato dal concetto di diritto naturale, finché siamo arrivati nell’epoca contemporanea.

Sottolinea Francesco D’Agostino: “ Concetti come la libertà, l’uguaglianza, autonomia, emancipazione, solidarietà, fraternità hanno acquistato non solo le loro risonanze emotive, ma soprattutto il significato oggettivo che possiedono solo nel contesto ebraico-cristiano”.


Fonte
: Dalle dispense del Prof. Francesco D'Agostino (Professore di filosofia del diritto (Università Tor Vergata),  Le buone ragioni del diritto naturale-oltre la crisi contemporanea- Scuola di Formazione Politica PER- “Principi non negoziabili fondamento di una nuova era politica” -12/04/2012

 

Letto 327540 volte Ultima modifica il Mercoledì, 06 Febbraio 2013 17:21
Agenda Monti App

L'Agenda Monti


L'applicazione dedicata all'Agenda Monti, articolata nei suoi quattro punti fondamentali: 

- Italia, Europa

- La strada per la crescita

- Costruire un'economia di mercato, dinamica e moderna

- Cambiare mentalità, cambiare comportamenti

Scaricala gratuitamente da qui
 

Newsletter

Live tweet


Link utili

Lista civica con Monti per L'Italia

UDC - Unione di Centro

Avvenire